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Eku Sistemi: i sarti dell’alluminio

EKU Sistemi – marchio del Gruppo Profilati – progetta, estrude e commercializza sistemi in alluminio per l’involucro edilizio, offrendo una gamma completa di soluzioni capaci di valorizzare ogni progetto architettonico.

Porte, finestre, facciate continue: ogni prodotto nasce per rispondere con innovazione e versatilità alle esigenze del costruire contemporaneo. In quest’ottica, Eku Sistemi, marchio del Gruppo Profilati, ha voluto incontrare, giovedì 22 maggio, giornalisti e progettisti presso lo spazio Archiproducts, l’hub milanese di via Tortona dove architetti e Interior Designer trovano ispirazioni e nuove soluzioni per i loro progetti, dando vita a un momento di confronto e condivisione. Un invito che non è solo formale, ma espressione concreta della volontà di EKU di aprirsi al dialogo, ascoltare, crescere e sviluppare soluzioni in modo partecipato.
Perché progettare oggi significa affrontare sfide complesse: una popolazione che invecchia, nuove esigenze di benessere emerse con forza dopo la pandemia, un’edilizia che deve essere sempre più sostenibile e inclusiva. Solo attraverso una collaborazione autentica tra industria, progettisti e comunità è possibile costruire edifici e spazi che migliorino davvero la qualità della vita. EKU crede profondamente in questo approccio, e per questo sceglie di esserci, in prima linea.

Eku Sistemi Chi siamo

Eku Sistemi: la finestra del benessere

Ad aprire i lavori ‘La finestra del benessere. Dialoghi tra architettura, tecnologia e comfort’ Enrico Contarato – Responsabile distribuzione diretta Eku Sistemi Gruppo Profilati S.p.A. – che ha presentato l’identità e la visione strategica dell’azienda parte del Gruppo metallurgico della famiglia Galliani, che ha alle spalle oltre 100 anni di storia, guidato oggi dal Cav. Marco Galliani ma che vede nell’ingresso dei figli Giulio e Sara, quinta generazione, un punto di riferimento e di continuità sempre più raro nel mercato moderno.

Con oltre 50 anni di esperienza nell’estrusione e lavorazione dell’alluminio, ha fatto della sostenibilità il cuore pulsante della propria mission: coniugare la crescita economica con la salvaguardia delle risorse naturali, nel rispetto delle generazioni future.
La scelta dell’alluminio – materiale riciclabile, leggero, resistente e durevole – che per queste sue caratteristiche viene identificato come “il metallo del futuro”, è parte integrante di questa visione.
Con il marchio EKU, il Gruppo offre una gamma completa di profili per l’edilizia, pensati per rispondere alle esigenze dell’architettura contemporanea: prestazioni elevate in termini di isolamento termico e acustico, tenuta all’aria, acqua e vento, unite a un’estetica pulita ed elegante.

«Come un sarto che cuce un abito su misura», ha spiegato Contarato, «EKU realizza sistemi che vestono perfettamente gli edifici, combinando funzionalità e bellezza».

A fianco del brand EKU, oggi si afferma anche la linea Perfektion, dedicata all’alta gamma: profili sottili, linee essenziali e massima superficie vetrata, per un comfort abitativo superiore e una luminosità naturale ottimale. EKU punta dunque su qualità certificata, design distintivo e impegno ambientale, mantenendo sempre al centro l’affidabilità e l’attenzione al cliente – valori fondamentali riconosciuti nel tempo dal mercato italiano ed europeo.

L’architetto Massimiliano Mandarini ha dato il via alla conferenza con un ringraziamento, sottolineando l’importanza del confronto aperto e del dialogo interdisciplinare.
Ha espresso apprezzamento per il format dell’evento, che evita la classica narrazione top-down per favorire un incontro tra tutti gli attori della filiera del progetto: architetti, aziende, giornalisti, creativi, insistendo sulla necessità di rimettere al centro le persone, il valore del progetto e la ricchezza produttiva e culturale del territorio italiano, che rappresenta un unicum al mondo. Secondo Mandarini, si è perso il legame tra architettura, design, arte, cultura e divulgazione, e va ricostruito con consapevolezza. Il benessere, ha sottolineato, non è solo estetico ma riguarda processi, qualità dell’aria, luce naturale, relazioni umane e libertà di movimento.
Ha criticato la mitizzazione della “città a 15 minuti”, ritenendola spesso irrealizzabile, e ha evidenziato il bisogno di una progettazione più bioclimatica e umanocentrica.
Per lui, i tre elementi fondamentali per il benessere sono: Luce, Aria, Relazioni.
Ha poi sollevato una riflessione sull’impatto reale delle scelte progettuali: più luce sì, ma con attenzione alle schermature, ai vetri selettivi, alla qualità percettiva della luce, ai bilanciamenti termici. La casa non deve essere solo bella, ma vivibile, protetta, e sana.

Come cambiano le case, i rapporti e il progetto d’architettura nell’epoca della connessione permanente

Durante l’incontro si è aperta una riflessione profonda sul cambiamento delle relazioni sociali e sul ruolo che l’architettura può avere nel recuperare una dimensione più autentica dell’abitare.
C’è preoccupazione per il distacco emotivo e relazionale delle nuove generazioni, che spesso vivono rapporti a distanza, anche quando sono vicine: si gioca online, si chatta in macchina invece di parlarsi. La casa, un tempo rifugio e spazio di incontro, è diventata sempre più formale e performativa, mentre gli uffici si fanno informali. Il punto di partenza, ricordato con forza, è che la casa deve proteggere e rappresentare: è il nostro guscio dopo una lunga giornata, eppure oggi è costretta a piegarsi alle esigenze tecnologiche, alle videocall, alla vetrina continua della nostra vita connessa.

Intanto i giovani si isolano, si chiudono in stanze non adatte alla vita, con gravi conseguenze future sul piano fisico e mentale.

Ma l’architettura può reagire.

Spazi ibridi, né dentro né fuori, pieni di luce naturale e verde, possono ridare valore all’esperienza dell’abitare. Un semplice giardino d’inverno, vetrato e colmo di piante, può diventare un luogo in cui sentirsi meglio, studiare, lavorare, persino riconnettersi con gli altri. Serve una progettazione che torni a creare relazioni, che permetta di aprire e chiudere gli ambienti, accogliere o isolarsi, secondo necessità.

In sostanza, la sfida è riportare umanità negli spazi, con soluzioni flessibili, naturali e inclusive, capaci di conciliare tecnologia, natura e relazione sociale. L’architettura non può fermare l’evoluzione digitale, ma può accompagnarla con intelligenza, aiutandoci a vivere meglio, anche — e soprattutto — dentro casa.

Con oltre vent’anni di esperienza nel mondo dei serramenti – dalla vendita alla progettazione, dal cantiere alla gestione del cliente – Alessandro Costanzo, oggi Responsabile della divisione Progettisti di Eku Sistemi, ha portato in conferenza una riflessione che va oltre il prodotto.
Al centro del suo intervento non c’erano infatti i serramenti in sé, ma il significato della luce e il modo in cui essa incide sulle persone, sull’umore e sul concetto stesso di abitare.
«Non mi interessava mostrare semplicemente i nostri prodotti», ha detto Costanzo,  «Volevo piuttosto concentrare l’attenzione sulle funzioni e sul ruolo della luce nel vissuto quotidiano».
Ogni figura presente nel video proiettato era illuminata da una fonte luminosa esterna: un chiaro riferimento al legame tra luce e benessere psicofisico.

Costanzo ha poi richiamato il dibattito attuale sull’intelligenza artificiale, spiegando come questa, per quanto affascinante, generi anche inquietudine. Incuriosito, ha chiesto a un sistema di AI di immaginare “la casa del futuro”. Il risultato? Un’abitazione mobile, scollegata dal contesto sociale e naturale. Da qui, una riflessione sul ruolo dell’elemento umano nella progettazione: «La tecnologia si basa su dati attuali, ma non potrà mai sostituire l’esperienza personale, fatta di relazioni, emozioni, vissuto.». Il discorso è tornato sul tema della luce naturale come elemento fondamentale del benessere, anche negli ambienti di lavoro: «Lavorare in uno spazio ben illuminato cambia radicalmente l’umore rispetto a una stanza buia o schermata da tende. Anche in ambienti dove non è possibile installare grandi superfici vetrate, bisogna studiare soluzioni che migliorino l’apporto di luce naturale».

Da qui è nata la ricerca tecnica di Eku Sistemi: evolvere le prestazioni senza rinunciare a estetica e sostenibilità economica.  Dopo il sistema Perfektion HPS lanciato nel 2013, nel 2023 è arrivato il progetto AL6005, una vera novità per il mercato italiano ed europeo. Costruito con una lega di alluminio 6005 – anziché la tradizionale 6060 – questo materiale garantisce una resistenza meccanica superiore del 40%, un’ottima tenuta alla corrosione e permette di realizzare profili ridotti senza sacrificare solidità e prestazioni. «Abbiamo cercato un sistema che aumentasse la superficie vetrata e migliorasse il dialogo visivo con l’esterno», ha spiegato Costanzo. Il MinimAL6005, con nodo centrale sottile e ingombro complessivo tra telaio ed anta  di appena 58 mm, è stato premiato nel 2023 con l’Archiproducts Design Awards. «Alla base di tutto – ha concluso – c’è sempre la luce: pensare la luce, studiare la luce, progettare la luce». L’evento si è concluso con la visita allo showroom dove finestre, portefinestre e grandi vetrate EKU fanno da cornice e da filtro tra interno ed esterno, integrandosi perfettamente con la bellezza e la luminosità della location.I sistemi raccontano una filosofia progettuale chiara: design essenziale e minimale, profili ridotti e ferramenta a scomparsa, senza compromessi sulle prestazioni. Le soluzioni EKU assicurano infatti elevato isolamento termico e acustico, resistenza agli agenti atmosferici, sicurezza antieffrazione, durabilità e funzionalità nel tempo, rispondendo con efficacia e stile a tutte le esigenze dell’edilizia contemporanea.

 

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