Alla luce delle circostanze, non è più possibile ricondurre i ritardi a mere contingenze tecniche. L’esclusione della direttiva EPBD IV dalla legge di Delegazione europea configura una scelta politica che, di fatto, marginalizza la transizione energetica degli edifici nel quadro della strategia energetica nazionale, rinviando sine die l’attuazione di misure concordate in sede europea e sottoscritte dallo stesso Governo italiano.
Le seguenti associazioni che aderiscono al tavolo interassociativo “Un patrimonio da salvare”:
Aem – Associazione Energy Managers, AiCarr, AIPE, Altroconsumo, Anaci Milano, ANFIT, Aning – Associazione Nazionale Ingegneri, ANIT, Anpe – Associazione Poliuretano Espanso rigido, Arse, Assocond Co.Na.Fi, Assovernici, Gruppo pitture e vernici Federchimica-Avisa, Consiglio Nazionale degli Ingegneri, Cortexa– Eccellenza nel Sistema a Cappotto, Energiesprong Italia, Federcomated, Federazione Filiera Legno, F.I.V.R.A., ISI Ingegneria Sismica Italiana, Legambiente, Kyoto Club, Rete Professioni Tecniche, Renovate Italy, Rete Irene,| SBA -Smart Buildings Alliance for Smart Cities ETS
esprimono sconcerto e forte preoccupazione per l’assenza, nel disegno di legge di Delegazione europea 2025 approvato dal Consiglio dei ministri del 22 luglio 2025, di un esplicito riferimento al recepimento della direttiva 2024/1275/UE (EPBD IV) sulla prestazione energetica degli edifici.
L’Italia è tenuta giuridicamente a recepire la direttiva entro maggio 2026. A oggi, tuttavia, non risultano ancora avviate iniziative normative o programmatiche, pur trattandosi di un’opportunità strategica per una politica industriale ed economica coerente con gli obiettivi energetici e ambientali del Paese.
L’omissione, in un passaggio legislativo rilevante, rischia di trasmettere un segnale di scarsa attenzione a un tema cruciale per lo sviluppo sostenibile.
Questa situazione appare in evidente contrasto con gli impegni formalmente assunti dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica nell’atto di indirizzo politico 2024–2026, che prevede esplicitamente il recepimento della direttiva e la predisposizione dei relativi atti e strumenti nei tempi stabiliti.
Tale mancanza di indirizzo si inserisce in un contesto già segnato da evidenti difficoltà: le attività di riqualificazione energetica risultano in forte rallentamento e i volumi di intervento appaiono ormai insignificanti rispetto agli obiettivi europei e nazionali.
Le ricadute negative sul sistema economico e sociale sono significative, interessando una filiera che contribuisce in modo rilevante al PIL, all’occupazione e all’innovazione del comparto edilizio.
In assenza di un intervento tempestivo, si profilano rischi concreti:
Un ulteriore indebolimento del comparto della riqualificazione energetica, con una drastica contrazione degli interventi.
Il protrarsi della condizione di povertà energetica per milioni di famiglie, senza una strategia strutturata di contrasto, mentre i costi energetici continuano a essere insostenibili.
La dispersione delle competenze professionali e del patrimonio di specializzazione, costruito in anni di formazione e innovazione, con la progressiva dismissione delle strutture organizzative e produttive.
La compromissione degli obiettivi di sicurezza e autonomia energetica nazionale.
Il possibile avvio di nuove procedure di infrazione da parte dell’Unione Europea che si sommerebbero alle numerose già pendenti in materia ambientale, con conseguenti impatti sulla credibilità della Nazione in ambito comunitario.
Per queste ragioni, il Tavolo interassociativo rivolge un appello urgente alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e i Ministri Calderone, Foti, Giorgetti, Pichetto Fratin, Salvini e Urso affinché:
Sia assicurato, in tempi rapidi, l’inserimento della direttiva EPBD IV nella legge di Delegazione europea;
Venga definito un calendario operativo chiaro, in grado di garantire il pieno recepimento della direttiva entro maggio 2026.
Un intervento tempestivo rappresenterebbe un atto di responsabilità, a tutela delle famiglie, del sistema produttivo nazionale e della credibilità degli impegni assunti in sede europea. Ulteriori rinvii comprometterebbero la possibilità di attuare politiche efficaci, con conseguenze rilevanti sul piano economico, sociale e ambientale.
Il Tavolo interassociativo rinnova la propria disponibilità al confronto con le istituzioni, in uno spirito di collaborazione costruttiva, per affiancarle nella definizione di strumenti concreti e coerenti con gli obiettivi europei e con le esigenze del Paese.
“Un Patrimonio da Salvare” è un’iniziativa che mira a promuovere la riqualificazione energetica e la messa in sicurezza del patrimonio edilizio italiano. Il progetto, sostenuto da 30 realtà tra consumatori e filiera dell’edilizia, propone un piano per rigenerare le case, risparmiare energia e tutelare l’ambiente.
Com’è ormai noto, la maggior parte della produzione legislativa in questo paese è frutto del recepimento dei contenuti di testi sviluppati in sede di Unione Europea. Tale processo avviene secondo un iter preciso ed è gestito annualmente tramite la Legge di Delegazione Europea, ossia lo strumento legislativo attraverso il quale il Parlamento delega al Governo l’adozione di misure per recepire direttive europee e attuare altri atti dell’Unione Europea. Tale documento, quindi, è evidentemente caratterizzato da grande importanza.
Il 22/07/2025 il Consiglio dei Ministri ha approvato il Disegno di Legge di Delegazione Europea per il 2025 (clicca qui per consultarlo). Esso contiene, il mandato a recepire le Direttive UE 2023/2225, 2024/1226, 2023/2673, 2023/1544, 2024/884, 2024/1203, 2024/1785, 2024/2831, 2024/2881, 2024/1640, 2024/1174, 2024/1619 e 2024/2841, e ad adeguare la normativa nazionale alle disposizioni del regolamento UE 2024/2809.
Come salta all’occhio, in questo elenco non è presente la Direttiva UE 2024/1275, ovvero la EPBD IV o Case Green. Non potendosi trattare di dimenticanza, resta una sola spiegazione: la scelta politica. Infatti, il recepimento della Direttiva EPBD IV deve avvenire entro Maggio 2026 e per poter rispettare tale scadenza deve necessariamente essere inserita all’interno della Legge di Delegazione Europea 2025. Il tempo quindi stringe, ma c’è ancora margine di manovra in quanto il testo, essendo allo stato di Disegno di Legge, deve ancora essere approvato da entrambe le Camere (Camera dei Deputati e Senato della Repubblica), promulgato dal Presidente della Repubblica e, infine, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale per entrare in vigore
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