Nel film Avatar, la frase “I see you” viene detta più volte, ma è particolarmente significativa quando viene pronunciata da Neytiri, la Na’vi, a Jake Sully, il protagonista umano che si connette al suo avatar per vivere tra il popolo Na’vi. La frase rappresenta molto più di un semplice “ti guardo”. Nella cultura Na’vi, “I see you” significa: “Ti riconosco per quello che sei, ti vedo davvero.” È una dichiarazione di presenza ed empatia, focus invisibile della seconda edizione del convegno dal titolo evocativo “lo sto cercando te”.
Villa Arvedi, con i suoi affreschi di Dorigny, Farinati e Prunati, non è stata solo sfondo, ma personaggio silenzioso. Le sue stanze antiche hanno accolto una domanda che attraversa ogni epoca: cosa significa davvero cercare qualcuno? Non per assumerlo, ma per riconoscerlo.
In un’epoca in cui il lavoro rischia di diventare un algoritmo, parlare di Risorse Umane è un gesto di resistenza.
L’evento promosso dal Centro Studi Oriens a Villa Arvedi è una dichiarazione che sposta l’asse, ha nel titolo la visione: non è più l’azienda a scegliere, ma è l’azienda a mettersi in ascolto. Dire “ti sto cercando” significa ammettere che senza l’altro non ci si completa.
In un tempo in cui il lavoro sembra spesso ridursi a ingranaggio, questo incontro ha rimesso al centro l’essere umano. Non come risorsa da ottimizzare, ma come relazione, non funzione, da costruire. I giovani che entrano nel mercato portano domande nuove, radicali, non solo cosa farò ma chi diventerò. E le aziende che vogliono evolvere, devono imparare a rispondere.
Accademici come Martina Gianecchini, Ordinario di Human Resource Management, figure istituzionali come Elena Donazzan, Eurodeputato, Fabio Becchelli, dirigente di Veneto Lavoro, imprenditori visionari come Renzo Sartori, presidente Number1 Holding e Associazione Next e il manager Valter Olivieri, con Serena Leonardi, partner consultant di Oriens e CEO di Amploom, Elena Albertini, coordinatrice del Centro Studi Oriens e di Stefano Franceschi, partner Consultant in Oriens, hanno offerto prospettive complementari. Dalla filosofia del lavoro all’intelligenza artificiale, dai passaggi generazionali alla consulenza strategica, il cuore del discorso è rimasto uno: come si crea un patto autentico tra persone e organizzazioni? Non solo curriculum, ma destino condiviso. A guidare l’incontro, con grazia e intelligenza, è stata la giornalista Paola Saluzzi. Imprenditori, manager, docenti universitari e consulenti si sono confrontati su uno dei temi più urgenti per le PMI e non solo: come attrarre, riconoscere, coltivare e trattenere i talenti.
“Le persone vogliono essere riconosciute”, ha detto la professoressa Martina Gianecchini, ordinaria di Human Resource Management all’Università di Padova. E quel riconoscimento passa da gesti concreti: percorsi di crescita, opportunità formative, ambienti autentici. Oggi non si cercano solo competenze. Si cerca un’identità. E chi vuole attrarre i migliori, deve prima capire chi è.
Giuseppe Piazza, cofondatore e CEO di Oriens Consulting e HTF Group, ha ribadito come questo tema non sia solo un’urgenza, ma un’opportunità: “È una sfida trasversale che investe tutti i settori, un punto di svolta per le organizzazioni”. Per questo Io sto cercando te non è solo un evento, ma una chiamata al pensiero. Una sospensione del fare per tornare a chiedersi perché. Tra le tematiche affrontate: leadership e capitale umano, intelligenza artificiale e cultura organizzativa, engagement e selezione. I relatori hanno offerto visioni, numeri e casi di successo. Non sono mancate riflessioni filosofiche e storiche, accanto a strumenti operativi per rendere le imprese più consapevoli e umane. “Un’esperienza che lascia un segno – ha sottolineato Saluzzi – anche per chi non lavora in azienda”. Perché in fondo, l’umano ci riguarda tutti. È il nostro capitale più vulnerabile, ma anche quello più necessario. E così, nella quiete di una villa che ha attraversato i secoli, si è parlato di futuro. Non quello delle tecnologie, ma quello dei volti. Delle storie. Della possibilità, finalmente, di sentirsi visti.
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