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La Comunicazione human touch

I nuovi paradigmi della Comunicazione in un articolo di Angela Amato, CEO e Founder Spazio/parola – Coordinatrice Hub Serramenti pubblicato sul Quaderno 6 del Centro Studi Oriens

Comunicazione human touch ovvero i nuovi paradigmi della Comunicazione. Angela Amato, ceo di Spazio/parola è protagonista del mondo del serramento, ne conosce profondamente i meccanismi della comunicazione e delle relazioni tra i player della filiera. Laureata in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Torino, è fondatrice e General Manager di spazio/parola, struttura di professionisti di pubbliche relazioni e attività di ufficio stampa. Dopo aver maturato esperienza in negoziazione, vendite, marketing, pubblicità e branding e aver approfondito la conoscenza del mercato del serramento, frequentando assiduamente il mondo del design e dell’architettura, si è specializzata nell’elaborazione di strategie di comunicazione per le aziende di questo settore. Riprendiamo qui un articolo pubblicato sul Quaderno 06 del Centro Studi Oriens dedicato alla Comunicazione human touch.

Un secolo e mezzo. Tanto è trascorso da quando pubblicità, comunicazione e marketing si sono fatti strada nel tessuto imprenditoriale dell’intero globo – scrive Angela Amato-. Il focus è andato spostandosi progressivamente dal prodotto alla relazione. Questo è accaduto da quando, da un certo punto in poi, nelle vite dei comunicatori aziendali si sono introdotti tecnologia, concorrenza e la sempre più attiva conoscenza dei consumatori. Così pian piano, come si è proceduti almeno all’inizio dell’industrializzazione, i paradigmi su cui pianificare le strategie di divulgazione del prodotto di un’azienda sono cambiati, ma non i codici attraverso cui farlo. Il marketing si muove a soddisfare i desideri e fa leva sui bisogni, la comunicazione si nutre di scambio e usa i canali di comunicazione sempre più complessi e stratificati (dove oggi imperante è ChaptGPT). La pubblicità, la réclame, ovvero il richiamo alla memoria, come la chiamano i francesi, è il veicolo che racconta entrambe espandendo l’intero progetto, in ogn  e grandi cambiamenti, come è stato esplicitato, rappresentando la più grande influenza dei nostri tempi. Campagne stampa, comunicati stampa, interviste, house organ, manuali di immagine coordinata e molto altro ancora sono gli strumenti in mano a ogni agenzia di comunicazione. La fotografia si è amplificata recentemente con l’avvento dei social, e anche se ormai ci appaiono lontani i tempi in cui non esistevano, in fondo nulla è cambiato da quando sono stati inventati Babbo Natale e la Coca-Cola, rigorosamente insieme verso una memorabile e magica operazione di marketing. Le rivelazioni scientifiche di come funzionano i meccanismi della mente umana hanno delineato uno scenario su cui tuttora si continua a costruire il mestiere del comunicare. Far diventare il come, il vero punto di forza, anziché il corredo o l’approfondimento che arriva strategicamente solo a un certo punto della pianificazione.

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Risorse umane, l’anello di congiunzione della Comunicazione human touch

L’anello di congiunzione, sottovalutato ai fini comunicativi, sono le risorse umane. So bene che non è immediatamente ricollegabile al nostro discorso, ci dicono che a esse competono la selezione e il reclutamento del personale che farà vivere l’azienda, che gestiscono in modo funzionale al raggiungimento degli obiettivi dell’azienda, e ancora stabiliscono i programmi di sviluppo delle carriere oltre che paghe e piani di formazione. Se ci pensiamo bene però fanno molto di più: sono i primi trasmettitori dei valori dell’azienda. Il primo comunicatore di una realtà imprenditoriale è l’Human Resources. La ricerca umana innesta le basi di una solida cultura aziendale, un’agenzia di comunicazione dovrebbe relazionarsi strettamente con questo reparto per trasmettere efficacemente l’informazione. L’imprenditore e l’HR sono le chiavi della comunicazione human touch. Sono fondatrice prima di Mass Media e poi di Spazio Parola, inserita nel Nord-Est veneto con un bacino d’utenza nazionale, ho osservato l’esplosione del cosiddetto diluvio commerciale degli anni ‘80 entrando nel settore a metà del decennio successivo e oggi riesco a fare un’analisi, finora silenziosa, che penso definirà nuovi possibili paradigmi. Avete presente le 5W per redigere il comunicato stampa perfetto? Non sono più così convinta che funzionino come un tempo. Lo stile del giornalismo anglosassone per eccellenza risponde al noto chi, che cosa, quando, dove e perché, ponendo le regole per scrivere un testo efficace, capace cioè di trasmettere chiaramente il messaggio. Diciamo che non ci poniamo nemmeno il problema di come potrebbe essere fatto diversamente. E qui sta il punto. Nella mia esperienza più che trentennale, dopo gli stravolgimenti post pandemici, sono arrivata a considerare la mancanza di un punto essenziale da comunicare: il come. In inglese si dice, how. La parola composta, know-how, è un’espressione che si può tradurre come il sapere come viene fatto, per esempio, quel determinato componente, oppure come si è sviluppata l’idea, andando a mettere l’attenzione sul processo anziché sulla definizione. Far diventare il come, il vero punto di forza, anziché il corredo o l’approfondimento che arriva strategicamente solo a un certo punto della pianificazione. Se l’AI sta integrando l’azione dell’uomo (nella migliore delle ipotesi, nella peggiore, sostituendolo) perché l’uomo non può integrare l’azione dell’artificio che esso stesso ha ideato? Ponendolo alla base della piramide, il focus si sposta da una trasmissione statica a una dinamica. Il Come sottende al soggetto, al suo modo di gestire tempo, cuore e pensiero. Il Come ha un suono che penetra in modo intracellulare, si deposita in un punto preciso e si fa ricordare. Il Come è una sorta di “luogo” privato, dove per esempio è ben difficile che esista la concorrenza. Dove esiste l’esclusività che trasmette alle parole la forza della differenza, dell’unicità di un serramento come di una poltrona di design. Fuori da questo spazio di concretezza, ogni produzione rischia di essere diversa solo nel nome, ma con un’abile mossa di copia incolla la narrazione non cambia. Avete notato come ogni periodo sia caratterizzato da termini preferenziali? Oggi si fa leva sulle emozioni, sulla persona, ma se ci fate caso, spesso sono generiche, non entrano nel dettaglio, nel colore, nel profumo, nella sensorialità perché ritenuto un linguaggio letterario o poetico, insomma di un altro mondo altro da quello commerciale. Ma forse dovremmo imparare dal profondo coinvolgimento che essi sanno trasmettere al lettore per muovere la comunicazione contemporanea in modo che sia più efficace e innesti diversi meccanismi. E questo è possibile farlo solo vivendo in presa diretta. Frequentando l’ambiente da comunicare dalla produzione alla Direzione, dall’operaio alla mensa aziendale. Dobbiamo lavorare con l’immaginazione del lettore in una dimensione più letteraria. Non è un caso che siano nate figure come, per esempio, le food stylist che lavorano e preparano il set creando il cibo con l’artificio rendendo appetibile come glassa golosa, la colla vinilica. Un altro esempio di quello che la comunicazione umanistica offre è un riposizionamento di un caposaldo della narrativa contemporanea: lo storytelling. Nasce negli Stati Uniti negli anni ‘90, qui in Italia ha innescato l’esaltazione di una fantasia già di per sé naturalmente spiccata. Siamo arrivati a parificare la storia biografica con l’affabulazione, che non sono esattamente la stessa cosa. Una bella storia può non essere una storia che arriva al pubblico e questo perché tra la bontà dei fatti e la traduzione strategica si crea una separazione, uno scollamento tra materia e spirito, per dirla filosoficamente. Per farsi leggere serve avere un contatto. Nessuno strumento artificiale è capace di replicare quello che tu vedi, dove va la tua attenzione, tu che scrivi sei tu che rendi unico quell’oggetto, raccontandolo come nessun altro potrà fare. È la stessa cosa che accade quando si prepara una ricetta semplice come potrebbe essere la pastasciutta al pomodoro. Prendi dieci chef, ognuno la farà diversa a parità di ingredienti dati. Iniettare vita, ecco cosa dobbiamo fare, vita alle parole, tastare il contenuto da comunicare rendendo denso il messaggio e non liquido e senza contorni. Questa andrebbe a ristrutturare l’organico di un’agenzia, a potenziare persone più che strumenti elettronici. La lettura potrà risultare un’avventura, come è sempre quando si legge un libro, si guarda un film o si va a musei o si viaggia, quando si cucina, si fa l’amore. I luoghi della vita. I luoghi che danno senso alla vita. Ci vorrà un certo tempo per avviare un nuovo codice linguistico nel nostro settore spesso fatto di sensazionalismo e non di sensazioni. Vorrei impostare pagine di buona lettura, oltre a informazioni o numeri privi di animosità. Così mi piace raccontare che, se cambi finestra, cambi l’aspetto di un edificio, lo faccio dando parola all’imprenditore che incontra l’architetto e il committente in un gioco di sinergie che sempre più sta facendo la differenza. Non si parla del prodotto o della sua destinazione, non si parla nemmeno più al cliente, che di per sé è sempre più preparato, si parla alla connessione che si viene a creare, che fa stare bene le parti, e fa bene al progetto allargato. Anche questa è comunicazione.

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